No al lavoro povero con i soldi pubblici
L’articolo 36 della Costituzione Italiana sancisce il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla qualità/quantità del lavoro e sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa.
In Italia i salari si sono notevolmente ristretti negli ultimi anni, si pensi che in cinque anni la perdita di valore ha raggiunto circa l’ 8,8% e per combattere il lavoro povero che la Pubblica Amministrazione deve fare la sua parte.
Alla luce delle recenti inchieste della Magistratura Milanese che hanno fatto emergere fenomeni di capolarato in vari settori quali la moda, la logistica, la grande distribuzione, l’agricoltura ecc. occorre porre attenzione all’indotto della Pubblica Amministrazione quali ditte appaltatrici, cooperative, o aziende che erogano servizi di somministrazione, pulizia, manutenzione del verde, sorveglianza ecc.
Nessun lavoratore degli appalti del Comune può guadagnare meno di 9 euro all’ora e comunque in presenza dell’applicazione dei contratti collettivi di lavoro non può scendere sotto questa soglia.
Diverse amministrazioni Regionali quali Toscana, Campania, Puglia e diverse amministrazioni Comunali quali Firenze, Napoli, Genova, Livorno, Modena, Ravenna, Foggia e Aosta ecc. stanno applicando la formula del reddito minimo comunale.
Pertanto si chiede all’Amministrazione Comunale di introdurre nelle gare di appalto tale soglia e di vigilare sulla giusta retribuzione dei lavoratori in modo da contribuire a combattere il lavoro povero e aderire ai principi della nostra Costituzione.
Gianfranco Colombo